/ Il Letto
"Quella è una svolta filetti".

Cena al Duke, viale Parioli. La mia mano è intrecciata sotto il tavolo a quella di A., è il nostro terzo appuntamento. Siamo in cinque, gli altri commensali sono due donne e un uomo. Lui ha una tresca con una delle due ma l’altra non lo sa. Meglio essere diplomatici.

Siamo tutti con la testa incollata sul menù quando entra una coppia, attempato 60enne con rampante 40enne e la conversazione passa da “gamberoni o tartare?” a” ma secondo voi gliela dà stasera?”.
“Non gliela darà mai” esordisce A. “quella è una svolta filletti!” La svolta filetti (svolta spigole in estate) è una delle più degradanti categorie femminili. Peggio di una sanguisuga o di una ventosa incrostata, si attacca al portafogli del genere maschile non per gioielli o viaggi (che già avrebbe una sbiadita dignità) ma solo per svoltare la cena. “Funziona così” ci spiega A. e noi siamo lì a pendere dalle sue labbra: “Nel tardo pomeriggio ti arriva una telefonata, ‘ciao tesoro, ma che fai stasera? ti pensavo… perché non andiamo a mangiarci una cosa?’. Si ma mica ti dice di andare da Dante o da Gusto, lei punta al Duke oppure a I Due Ladroni, ristoranti non troppo costosi ma neanche trattorie. ‘Ma dai… è tanto carino e non ci vado da un sacco di tempo’. Arrivati sul posto, lei è tutta in tiro, prende dell’ottimo vino e il filetto che fa figo mentre svolge una serie di moine. Dopo avere ordinato il dolce, però, succede puntualmente un imprevisto, la mamma che non sta bene o la baby sitter che non può rimanere. È il momento del conto: non sia mai che lei faccia la mossa di prendere il portafogli (neanche avesse un’artrite reumatoide). E tu, che sei un gentiluomo, paghi. Dopodiché si fa riaccompagnare in fretta a casa per l’imprevisto di cui sopra e nella macchina, tra una smanceria e l’altra, si dice affranta per il modo fugace in cui si deve concludere la serata”.


A questo punto, i due neuroni del mio cervello si mettono all’opera cercando di ricordare se si sono verificati episodi simili nei miei appuntamenti ma mi tranquillizzo subito: a chi mi invita a cena, io la butto sempre sull’aperitivo, meno impegnativo e low cost. Non vedo, però, la medesima tranquillità sul volto della “zitella” del tavolo che forse qualche cena l’ha svoltata. Al momento di chiedere il conto, tiriamo tutti fuori il portafogli. Ma ci ha già pensato A. Uscendo dal locale ci imbattiamo nel cameriere che sta portando un succulento filetto (al pepe rosa). Chi sarà il pollo?

La canzone che mi è venuta in mente mentre scrivevo!